CNA Ascoli sui rincari legati al conflitto Stati Uniti-Iran
"La crisi del Golfo è entrata direttamente nei prezzi quotidiani"

La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz rischiano di trasformarsi in una nuova tassa occulta sulle piccole imprese italiane. Non solo grandi industrie energivore o trasporti internazionali: a essere colpite sono soprattutto le attività di prossimità, quelle che ogni giorno entrano nelle case degli italiani, consegnano prodotti, effettuano manutenzioni, assistenza tecnica e servizi locali.
È quanto emerge da una analisi della CNA sugli effetti del rincaro di petrolio, carburanti ed energia sulle micro e piccole imprese. Secondo le stime dell’associazione, l’aumento medio del gasolio può arrivare a quasi 1.000 euro l’anno per un artigiano con un furgone; circa 1.900 euro annui per una microimpresa con due furgoni; quasi 2.900 euro annui per una microimpresa con tre furgoni; oltre 1.600 euro l’anno per un Ncc; circa 2.000 euro l’anno per un taxi; oltre 10.000 euro annui per una piccola impresa del trasporto merci. Un extra costo che oscilla tra i 3 e i 4 miliardi l’anno.
«La crisi del Golfo è entrata direttamente nei prezzi quotidiani, dalla manutenzione della caldaia alla consegna del pane, dall’assistenza tecnica ai piccoli cantieri – sottolineano Arianna Trillini e Francesco Balloni, presidente e direttore della CNA di Ascoli Piceno – L’impatto riguarda migliaia di attività che non possono ridurre gli spostamenti perché il lavoro coincide con la mobilità».
Ecco alcuni esempi concreti. Un impiantista percorre mediamente 25-30.000 chilometri l’anno; un tecnico manutentore effettua anche 5-6 interventi al giorno; panifici, lavanderie, gelaterie e laboratori artigiani devono sostenere contemporaneamente l’aumento dei costi energetici e delle consegne.
Per un furgone artigiano che percorre 30.000 chilometri l’anno, con un consumo medio di 11 chilometri al litro, il rincaro del gasolio determina un aggravio di circa 955 euro annui. Per un’attività con tre mezzi, il conto sale a quasi 2.900 euro, una cifra che può equivalere a una mensilità di affitto del laboratorio o di un piccolo capannone.
Ancora più pesante l’impatto per chi vive di chilometri. Un Ncc che percorre 60.000 chilometri l’anno può sostenere oltre 1.600 euro di costi aggiuntivi; un taxi con 80.000 chilometri annui arriva a circa 2.000 euro. Per una piccola impresa di autotrasporto merci, con un mezzo che percorre 120.000 chilometri l’anno e consuma mediamente un litro ogni 4 chilometri, l’aggravio supera i 10.500 euro.
Secondo la CNA, le regioni maggiormente esposte sono quelle caratterizzate da una forte presenza di piccole imprese diffuse sul territorio e da elevata mobilità operativa. È esattamente il caso del Piceno e delle Marche, come anche di Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Abruzzo, territori in cui il modello produttivo è basato su reti di artigiani, manutentori, installatori, trasporto leggero e filiere locali che lavorano quotidianamente “su gomma”.
In Italia circolano circa 4,6 milioni di furgoni e veicoli commerciali leggeri. Se anche solo la metà fosse interessata da un aggravio medio vicino ai 1.000 euro annui, l’impatto complessivo del caro gasolio supererebbe i 2 miliardi di euro solo per il maggior costo del carburante.
In questo senso, la buona notizia è che nonostante gli aumenti, secondo le stime formulate da CNA Turismo e Commercio in vista dello scorso weekend, il ponte del 2 giugno ha coinvolto circa 22 milioni i turisti e gitanti, per un giro d’affari che sfiora i 9 miliardi di euro, con numeri in lieve crescita rispetto allo scorso anno. Oltre 15 milioni i turisti con almeno un pernottamento tra strutture ricettive e seconde case, grazie anche al flusso di stranieri stimato in circa 6 milioni di arrivi. Secondo CNA, si sta ulteriormente rafforzando il modello del “turismo tutto l’anno”, che integra balneare, cultura, outdoor e benessere in un’offerta diffusa lungo tutto il Paese, con domanda in crescita per le esperienze: escursioni tra mare e montagna, percorsi naturalistici, terme, musei, itinerari del gusto e del turismo enogastronomico.
«La grande industria può in parte difendersi con contratti energetici strutturati o ottimizzazioni logistiche, mentre le piccole imprese subiscono immediatamente ogni aumento di carburanti ed energia – evidenziano la presidente Trillini e il direttore Balloni – Per milioni di artigiani ogni furgone sta diventando una bolletta viaggiante. Come associazione chiediamo al Governo misure tempestive per evitare che l’instabilità internazionale si traduca in un ulteriore colpo alla competitività delle micro e piccole imprese italiane».
da: CNA Ascoli Piceno



















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